Oggi ti voglio parlare di un film che ripercorre la storia del Sudafrica e di Nelson Mandela dagli anni ‘60 agli anni ‘90 del secolo scorso, narrata attraverso lo sguardo di uno dei suoi secondini, James Gregory, e della sua famiglia.
Il film inizia con la durezza della prigionia a Robben Island nell’apartheid degli anni ‘60, attraversa gli statici anni ‘70 e continua con le prime aperture e dialoghi del decennio successivo, per terminare con la liberazione di Mandela l’11 febbraio 1990.
James Gregory era incaricato di censurare la corrispondenza e di controllare i colloqui tra i detenuti e i loro familiari poiché parlava il xhosa, la lingua di Mandela.
All’inizio è diffidente e scortese, ma con il tempo inizia a conoscere e a stimare Mandela, tanto da essere preso di mira da alcuni dei suoi superiori più conservatori.
Se lo hai già visto, saprai che il film è tratto dal libro di Gregory “Nelson Mandela: da nemico a fratello” e secondo alcune opinioni la versione di Gregory è un po’ romanzata rispetto alla realtà ed alcune delle confidenze che lui racconta di aver saputo da Mandela le avrebbe invece apprese indirettamente leggendo la corrispondenza e ascoltando i colloqui.
In ogni caso, è un film che ti consiglio caldamente di vedere prima di andare in Sudafrica, per avere un inquadramento storico, sintetico ma chiaro.
Io l’ho visto più volte e sempre con piacere, soprattutto verso la fine quando si iniziano a vedere i primi segnali di cambiamento.
Tra l’altro, se andrai a Robben Island o in centro a Cape Town riconoscerai alcuni dei luoghi ove il film è stato girato: la prigione, la cava di calce e le vie con i portici.
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